Maggio in vigna e in cantina: fioritura e imbottigliamento

Maggio è il mese in cui la vigna accelera. I germogli che ad aprile erano ancora fragili adesso crescono in fretta e la vegetazione diventa densa nel giro di pochi giorni. Ma il momento più delicato è un altro: la fioritura. È una fase breve, quasi invisibile, che decide quanto e come produrrà ogni pianta.

Per noi maggio è anche il mese in cui si lavora su due fronti contemporaneamente. In vigna si tratta e si osserva. In cantina si imbottiglia. Due ritmi diversi che si sovrappongono e chiedono attenzione costante.

La fioritura: pochi giorni che decidono l’annata

La fioritura della vite non è spettacolare. Non ci sono petali colorati, non ci sono profumi evidenti. I fiori sono piccoli, verdastri, quasi invisibili tra le foglie. Eppure è in questa fase che si determina l’allegagione, cioè quanti fiori diventeranno acini.

Da noi a Santa Palomba la fioritura inizia di solito nella seconda metà di maggio. Le varietà bianche — Malvasia Puntinata, Grechetto, Malvasia di Candia — fioriscono per prime. Tra le rosse, il Merlot anticipa, il Montepulciano arriva dopo. La Syrah sta nel mezzo, come spesso succede.

Grappolo in fioritura nel vigneto di Casale Certosa a Santa Palomba

La fioritura ha bisogno di condizioni precise. Temperature stabili, assenza di piogge forti, poca umidità. Il vento è un problema se è troppo intenso. La pioggia è un problema se arriva nel momento sbagliato. Basta un temporale nel giorno della fioritura per ridurre l’allegagione e quindi la produzione.

Non possiamo fare niente per controllare questi fattori. Possiamo solo aver preparato bene la pianta nei mesi e nelle settimane precedenti. Una vegetazione arieggiata, un carico di gemme equilibrato, un apparato fogliare sano: tutto questo aiuta la vite ad affrontare la fioritura nelle condizioni migliori possibili.

I trattamenti: rame e zolfo secondo il disciplinare biologico

Con la vegetazione in piena crescita e l’umidità primaverile ancora presente, maggio è il mese più critico per la difesa fitosanitaria. I due nemici principali sono gli stessi di sempre: peronospora e oidio.

Lavoriamo in biologico certificato dal 2004. I prodotti che utilizziamo sono rame e zolfo, gli unici consentiti dal disciplinare per la difesa da queste due malattie fungine.

Il rame agisce contro la peronospora. È un trattamento di copertura: protegge la superficie della foglia e del grappolo prima che il fungo possa penetrare. Per questo la tempistica è fondamentale. Si tratta prima delle piogge, non dopo. Se il rame viene dilavato, bisogna ripetere l’intervento. Se si anticipa troppo, si spreca prodotto. Se si ritarda, il danno è fatto, oppure è necessario trattare in momenti poco opportuni.

Lo zolfo agisce contro l’oidio. Ha un meccanismo diverso: funziona per evaporazione, quindi le temperature devono essere abbastanza alte da permetterne l’azione, ma non così alte da rischiare ustioni sulla vegetazione. In maggio le condizioni sono quasi sempre favorevoli.

I dosaggi che utilizziamo sono contenuti. Il disciplinare biologico fissa un limite annuo di rame per ettaro e noi restiamo sempre ben al di sotto. Questo è possibile perché il lavoro fatto durante l’inverno — potatura equilibrata, legatura corretta, gestione della chioma — riduce le condizioni favorevoli ai funghi. Un filare arieggiato si asciuga prima dopo la pioggia. Una vegetazione ordinata permette al trattamento di raggiungere tutte le superfici. La difesa non inizia a maggio. Inizia a gennaio, e prosegue nel momento in cui i germogli sono appena sbocciati.

Viticcio della vite che si aggrappa al filo nel vigneto di Casale Certosa

In questo periodo le uscite con l’atomizzatore sono frequenti. Dipende dal meteo. Dopo ogni pioggia significativa valutiamo se intervenire. Non seguiamo un calendario fisso. Guardiamo il cielo, controlliamo le previsioni, camminiamo tra i filari per verificare lo stato della vegetazione. Ogni decisione si prende giorno per giorno.

Il suolo vulcanico come alleato

Il terreno di Santa Palomba ci aiuta. La struttura pozzolanica e minerale del suolo drena le piogge rapidamente. Questo significa meno umidità stagnante tra i filari, meno condizioni favorevoli alla peronospora, e la possibilità di entrare in vigna, anche grazie all’inerbimento dei filari, con i mezzi anche dopo le precipitazioni più intense.

Non è un dettaglio secondario. In molte zone d’Italia le aziende biologiche faticano a trattare in tempo perché il terreno bagnato non permette il passaggio del trattore. Da noi questo problema è raro. Il suolo vulcanico è un vantaggio concreto che si traduce in una gestione più reattiva e puntuale.

In cantina: l’imbottigliamento dei bianchi

Mentre fuori la vigna fiorisce, dentro la cantina i vini bianchi della vendemmia 2025 sono pronti per essere imbottigliati.

L’imbottigliamento è un passaggio che sembra semplice ma richiede precisione. Si parte dalle analisi finali: controlliamo la stabilità del vino, verifichiamo i parametri, facciamo gli ultimi assaggi. Solo quando tutto è a posto procediamo.

Imbottigliamento dei vini bianchi 2025 di Casale Certosa

I nostri bianchi vengono imbottigliati senza filtrazioni spinte. L’affinamento in acciaio preserva la freschezza e il carattere varietale. I solfiti sono ridotti al minimo necessario. Non cerchiamo vini perfetti nel senso tecnico del termine. Cerchiamo vini che siano fedeli all’annata e al territorio da cui provengono.

La Malvasia Puntinata è il cuore della nostra produzione bianca. Dopo mesi in acciaio, il vino ha trovato il suo equilibrio. Anche il Grechetto e il Trebbiano sono pronti. Ogni vasca ha seguito i suoi tempi, senza forzature.

L’imbottigliamento avviene in giornate scelte con cura. Evitiamo i giorni troppo caldi. Lavoriamo al mattino presto, quando le temperature sono più basse e il vino soffre meno lo spostamento dalla vasca alla bottiglia.

Bottiglie di Casale Certosa pronte dopo l’imbottigliamento

Due lavori, una sola logica

Maggio ci chiede di dividere le energie tra vigna e cantina. Ma la logica è la stessa in entrambi i casi: osservare, aspettare il momento giusto, intervenire solo quando serve.

In vigna questo significa trattare con tempismo e non per abitudine o per calendari prestabiliti. In cantina significa imbottigliare quando il vino è pronto, non quando il calendario lo suggerisce.

Non è un mese tranquillo. Le giornate sono lunghe, le decisioni si accumulano, i margini di errore si restringono. Ma è anche il mese in cui si vede il risultato del lavoro fatto nei mesi precedenti. Una vigna curata affronta la fioritura con forza. Un vino seguito con pazienza entra in bottiglia nel modo giusto.

Maggio è il mese in cui le cose si incontrano. La stagione nuova prende forma tra i filari. L’annata vecchia trova la sua forma definitiva dentro il vetro. E noi stiamo nel mezzo, a fare quello che facciamo sempre: guardare, decidere, lavorare e intervenire solo quando è necessario.