Giugno in vigna: l’allegagione, la gestione della chioma e i trattamenti nel periodo più intenso

Giugno è il mese più denso dell’anno. La fioritura è finita, i piccoli acini si stanno formando e la vegetazione cresce a un ritmo che non lascia margine. In pochi giorni i germogli guadagnano decine di centimetri. La chioma si infittisce. E noi dobbiamo stare dietro a tutto.

È il periodo in cui il lavoro in vigna diventa quotidiano. Non ci sono pause, non ci sono giornate vuote. Ogni mattina si esce tra i filari e si decide cosa fare in base a quello che si vede.

Vigna Casale Certosa a giugno: chioma in espansione e primi grappoli

L’allegagione: quando il fiore diventa acino

A inizio giugno la fioritura lascia il posto all’allegagione. I fiori fecondati iniziano a trasformarsi in piccoli acini verdi, duri, compatti. Quelli non fecondati cadono. È un processo naturale di selezione che la pianta fa da sola.

Il risultato dell’allegagione dipende da come è andata la fioritura. Se le condizioni sono state favorevoli — temperature stabili, poca pioggia, vento moderato — la percentuale di fiori allegati è alta e i grappoli saranno regolari. Se qualcosa è andato storto, si vedono grappoli spargoli, con acini radi e distribuiti in modo irregolare.

Da noi a Santa Palomba controlliamo l’allegagione varietà per varietà. La Malvasia Puntinata è la più delicata, basta poco e si hanno grappoli spargoli. Il Grechetto è più regolare. Tra le rosse, il Montepulciano tende a produrre grappoli compatti, il che richiede attenzione nei mesi successivi perché un grappolo troppo serrato trattiene umidità e diventa vulnerabile. La Syrah e il Merlot si comportano in modo più prevedibile.

In questa fase non interveniamo sui grappoli. Osserviamo e registriamo. Le decisioni su eventuali diradamenti verranno dopo, quando avremo un quadro più chiaro della carica produttiva.

Vigna Casale Certosa a Santa Palomba a giugno, filari arieggiati e vegetazione ordinata

La gestione della chioma: sfogliatura e cimatura

A giugno la vegetazione cresce veloce. I germogli si allungano, le foglie si moltiplicano, la chioma tende a chiudersi. Se non si interviene, i filari diventano muri verdi compatti dove l’aria non circola e la luce non penetra.

La cimatura è il primo intervento. Accorciamo la parte apicale dei germogli che superano l’ultimo filo di sostegno e in minima parte la parete. È un lavoro che si ripete più volte nel corso del mese, perché la crescita non si ferma. Cimare serve a contenere la vegetazione, a evitare che i germogli ricadano verso il basso creando ombra e a indirizzare le energie della pianta verso i grappoli anziché verso la crescita vegetativa.

Segue la sfogliatura. Togliamo le foglie nella zona dei grappoli, soprattutto sul lato est del filare, quello esposto al sole del mattino. L’obiettivo è duplice: migliorare l’arieggiamento e permettere ai trattamenti fitosanitari di raggiungere i grappoli senza ostacoli.

Non sfogliamo in modo aggressivo. Togliamo solo le foglie necessarie. Un grappolo completamente esposto al sole di luglio e agosto rischia scottature. Un grappolo troppo coperto rischia marciumi. Il punto di equilibrio si trova pianta per pianta, filare per filare.

Sono due interventi in cui riusciamo a farci aiutare dalle macchine. Sono talmente ravvicinati ed impegnativi che farli solo manualmente sarebbe per noi improponibile. Sono operazioni che richiedono tempo. Non si possono fare tutte insieme e non si possono rimandare. Un ritardo di pochi giorni in giugno significa recuperare il doppio del lavoro nella settimana successiva.

I trattamenti: la pressione più alta dell’anno

Giugno è il mese in cui la difesa fitosanitaria richiede la massima attenzione. La vegetazione è abbondante, le temperature salgono, i temporali estivi portano umidità improvvisa. Sono le condizioni ideali per la peronospora e per l’oidio.

Continuiamo ad intervenire con rame e zolfo, come prevede il disciplinare biologico. Ma in questo periodo l’attenzione aumenta. Dopo ogni pioggia significativa valutiamo se la copertura è ancora efficace o se bisogna intervenire di nuovo. E anche la crescita che c’è stata dal precedente trattamento ci fa valutare se sia il caso di intervenire.

Il rame protegge dalle infezioni di peronospora. Ma il rame funziona solo se è già sulla foglia quando arriva la pioggia. Dopo è tardi. Per questo in giugno controlliamo le previsioni meteo con attenzione quasi ossessiva. Un trattamento fatto ventiquattr’ore prima di un temporale può salvare la situazione. Lo stesso trattamento fatto il giorno dopo non serve a niente.

Lo zolfo contro l’oidio lavora bene con le temperature di giugno. Il caldo favorisce l’evaporazione, la sublimazione, e quindi l’efficacia del prodotto. Ma bisogna evitare le ore più calde della giornata per non rischiare fitotossicità sulle foglie. Trattiamo al mattino presto, quando ancora buio o nel tardo pomeriggio quando il buio si avvicina. In questi momenti si ha anche assenza di vento ed essendo un trattamento in polvere, in questa fase, è condizione essenziale per poter intervenire in sicurezza.

I dosaggi restano contenuti. La chioma ben gestita — sfogliata, cimata, arieggiata — ci permette di usare meno prodotto con risultati migliori. È il vantaggio di un lavoro agronomico costante: la difesa chimica, anche quando è biologica, funziona meglio su una vigna ordinata.

Il suolo in estate

Con l’arrivo del caldo il terreno cambia comportamento. Le piogge primaverili diminuiscono, il suolo inizia ad asciugarsi in superficie. La struttura pozzolanica del nostro terreno trattiene l’umidità in profondità e la rilascia lentamente alle radici. Questo è un vantaggio importante in un mese come giugno, quando la pianta ha bisogno di acqua per sostenere la crescita vegetativa e lo sviluppo dei grappoli.

Non irrighiamo. Le nostre viti sono in asciutto. Le radici, in trent’anni e più, sono scese in profondità e hanno trovato il loro equilibrio con il suolo vulcanico. Nei periodi di stress idrico la pianta rallenta naturalmente. Non è un problema. È un meccanismo che contribuisce alla qualità dell’uva.

In cantina: i rossi e gli ultimi controlli sui bianchi

Mentre la vigna chiede tutta la nostra energia, in cantina il lavoro prosegue con un ritmo diverso. I bianchi imbottigliati a maggio riposano. Li lasciamo riposare in bottiglia prima di metterli in vendita.

I rossi della vendemmia 2025 sono ancora in acciaio. In giugno facciamo i travasi necessari per separare il vino dalle fecce depositate sul fondo. È un’operazione semplice ma importante: un travaso fatto al momento giusto mantiene il vino pulito senza bisogno di filtrazioni aggressive.

Assaggiamo regolarmente. Controlliamo l’evoluzione di ogni vasca. Alcuni vini sono quasi pronti, altri hanno bisogno di tempo. Non abbiamo fretta. L’imbottigliamento dei rossi avverrà quando il vino ce lo chiederà.

Giugno come mese di resistenza

Non c’è un altro modo per descriverlo. Giugno è il mese in cui si resiste. Le giornate sono lunghe, il caldo inizia a farsi sentire, il lavoro è continuo. La vigna non aspetta. Cresce, si ammala, produce. Tutto contemporaneamente.

Ma è anche il mese in cui si vede la differenza tra una vigna seguita e una vigna abbandonata a sé stessa. I filari arieggiati, i grappoli visibili, la vegetazione ordinata: sono il risultato di sei mesi di lavoro che adesso prendono forma.

Non cerchiamo la perfezione. Cerchiamo l’equilibrio. Tra quello che la pianta vuole fare e quello che noi possiamo fare. Tra la vigna e la cantina. Tra il lavoro e l’attesa. Giugno ci ricorda che fare vino è soprattutto una questione di presenza. Essere qui, ogni giorno, a guardare e decidere.