Aprile è il mese in cui tutto cambia. La vigna smette di essere un disegno di legno e fili e diventa qualcosa di vivo. Le gemme si aprono, i germogli spuntano, e da questo momento ogni giornata conta.
Per noi è il passaggio più importante dell’anno. Tutto quello che abbiamo fatto da dicembre a marzo — potatura, legatura, controllo dei pali — adesso viene messo alla prova. Se il lavoro invernale è stato fatto bene, la ripartenza è ordinata. Se qualcosa non torna, aprile lo mostra senza pietà. E facciamo tesoro di ogni eventuale errore per non ri-commetterlo in futuro.

Il germogliamento non è uguale per tutti
Ogni vitigno ha i suoi tempi. Non esiste una data fissa in cui la vigna riparte. Dipende dalla varietà, dall’esposizione del filare, dall’andamento delle temperature nelle settimane precedenti e dal tipo di terreno.
Da noi a Santa Palomba le prime a muoversi sono di solito per le varietà bianche: la Malvasia Puntinata e il Grechetto anticipano quasi sempre. Il Trebbiano segue a poca distanza. Tra le rosse, il Merlot e il Sangiovese sono i più precoci mentre il Montepulciano si prende qualche giorno in più. La Syrah sta nel mezzo.
Questa differenza non è un problema. È il ritmo naturale delle cose. Noi ci adattiamo, non cerchiamo di uniformare tutto. Osserviamo ogni filare e interveniamo quando serve, non prima.

Le prime ispezioni tra i filari
In aprile passiamo molto tempo a camminare in vigna. Non per fare grandi operazioni, ma per guardare. Controlliamo come si sviluppano i germogli, se la distribuzione è regolare lungo il tralcio.
Guardiamo anche il terreno. Il suolo vulcanico di questa zona drena bene le piogge primaverili, ma dopo un inverno umido serve comunque verificare che non ci siano ristagni nei punti più bassi. La struttura del terreno — pozzolanica, minerale, con un buon rapporto tra sabbia, limo e argilla — è un vantaggio naturale. Ma non è una garanzia automatica. Ogni anno è diverso.
In questa fase ci interessa capire lo stato generale della vigna. Non interveniamo sulla vegetazione, che è ancora troppo giovane. Registriamo quello che vediamo e programmiamo i passi successivi.
I primi trattamenti: rame e zolfo
Con la ripresa vegetativa iniziano anche i trattamenti fitosanitari. Lavoriamo in biologico certificato dal 2004 e i nostri strumenti sono quelli di sempre: rame e zolfo.
Il primo trattamento lo facciamo quando i germogli raggiungono una lunghezza sufficiente, di solito intorno ai dieci centimetri. Non anticipiamo mai. Un trattamento troppo precoce è inutile. Uno troppo tardivo ti mette in rincorsa, spesso inutile, per tutta la stagione.
Il rame protegge dalla peronospora. Lo zolfo dall’oidio. Sono due funghi diversi, con condizioni di sviluppo diverse, ma entrambi possono diventare un problema serio se non si interviene al momento giusto.
I dosaggi che utilizziamo sono bassi. Questo è possibile perché lavoriamo su una vigna curata tutto l’anno: la potatura equilibrata, la legatura corretta, l’arieggiamento dei filari riducono le condizioni favorevoli ai funghi. Il trattamento chimico, anche se biologico, non è mai il primo strumento. È l’ultimo.
Il clima di aprile nell’Agro Romano
Aprile qui è un mese instabile. Le giornate calde si alternano a ritorni di freddo. Le piogge possono essere frequenti e concentrate. L’escursione termica tra giorno e notte è ancora marcata.
Questo clima è un alleato e un rischio allo stesso tempo. L’escursione termica favorisce lo sviluppo aromatico delle uve nelle fasi successive. Ma le piogge primaverili, se abbondanti, aumentano la pressione delle malattie fungine proprio quando la vegetazione è più tenera e vulnerabile.
Non possiamo controllare il meteo. Possiamo solo essere pronti. E la prontezza, per noi, significa essere in vigna ogni giorno a osservare quello che succede. Può sembrare esagerato, ma è la nostra “residenza”
La gestione dei germogli in eccesso
Verso la fine di aprile, quando la vegetazione è più sviluppata, iniziamo a valutare se ci sono germogli in eccesso. Succede spesso che dalla stessa gemma partano due o tre getti. Non tutti possono restare.
La scelta di quali togliere e quali lasciare si fa a mano, pianta per pianta. Non è un lavoro che si può meccanizzare. Ogni vite ha la sua forma, la sua vigoria, il suo equilibrio. Togliere un germoglio sbagliato significa compromettere la produzione. Lasciarne troppi significa avere una chioma densa, poco arieggiata, difficile da gestire nei mesi estivi.
È un lavoro lento. Ma è uno di quei lavori che fanno la differenza tra una vigna ordinata e una vigna che sfugge di mano.
Il collegamento con la cantina
Mentre la vigna riparte, in cantina i vini dell’annata precedente continuano il loro percorso. I bianchi della vendemmia 2025 sono in fase di affinamento. I rossi riposano ancora in acciaio.
Aprile è anche il periodo in cui iniziamo a fare le prime prove di vasca per capire l’evoluzione dei vini. Assaggiamo, controlliamo i parametri, decidiamo se è il momento di procedere con i travasi o se serve ancora tempo.
La vigna e la cantina non sono due mondi separati. Quello che facciamo fuori si riflette dentro, e viceversa. Un’annata inizia nei filari e finisce nella bottiglia, ma il filo che collega questi due momenti è fatto di attenzione quotidiana.

Aprile come mese di inizio
Per chi non lavora la terra, la primavera è una stagione di bellezza. Per noi è una stagione di responsabilità. Ogni decisione presa adesso avrà conseguenze a settembre. Ogni giornata persa è una giornata che non si recupera.
Non è un mese spettacolare. Non ci sono vendemmie, non ci sono imbottigliamenti, anche se si stanno avvicinando. Ma è il mese in cui si mettono le basi per tutto il resto.